Luigi Tenco
Luigi Tenco (Cassine, 21 marzo 1938 – Sanremo, 27 gennaio 1967) è stato un cantautore, musicista e attore, tra le figure fondatrici della canzone d'autore italiana. Nato nel Piemonte alessandrino e cresciuto a Genova, morì durante il Festival di Sanremo del 1967, lasciando un biglietto di protesta contro il pubblico e la giuria: un episodio che ha cambiato il modo in cui in Italia si guarda alla canzone[1].
Origini piemontesi
Nacque a Cassine, in provincia di Alessandria, da Teresa Zoccola; porta il cognome di Giuseppe Tenco, il marito della madre, morto nel settembre precedente la nascita[1]. La paternità legale è stata messa in dubbio: secondo una ricostruzione riportata dal Post, la madre aveva lavorato come cameriera presso una ricca famiglia di Torino e da una relazione con il figlio, ancora adolescente, di quella casa sarebbe nato Luigi; dopo la nascita la donna rientrò nella provincia alessandrina da cui proveniva[2]. Il Dizionario Biografico degli Italiani ricorda l'ipotesi di un padre biologico della famiglia Micca, studente di legge torinese, ma la considera non accertata[1].
I primi anni trascorsero tra Ricaldone, il paese della famiglia materna, e Varazze, insieme al fratello maggiore Valentino. Nel 1948 la famiglia si stabilì a Genova, dove uno zio, Giovanni, gestiva una bottiglieria di vini piemontesi[1]. Il legame con il Piemonte rimase anche nella formazione letteraria: tra i suoi autori di riferimento c'erano Eugenio Montale e Cesare Pavese, dai quali derivò un linguaggio quotidiano, parlato, asciutto e talvolta aspro[1].
Genova, il jazz e l'università
Una giovane maestra, Sandra Novelli, lo avviò allo studio del pianoforte; nel soppalco della bottiglieria dello zio cominciò a suonare il clarinetto con l'amico Bruno Lauzi. Nel 1953 fondò il suo primo complesso, la Jelly Roll Morton Boys Jazz Band, e negli anni seguenti passò per diverse formazioni jazz, fino ai Diavoli del Rock, fondati nel 1958 con Gino Paoli alla chitarra[1]. Ascoltava Jelly Roll Morton, Nat King Cole e Charlie Parker[1]; suonava anche pianoforte e sassofono e tra i suoi idoli c'erano Chet Baker, Gerry Mulligan e Paul Desmond[3].
Per assecondare la famiglia si iscrisse nel 1956 a ingegneria elettrotecnica, che lasciò nel 1959 per scienze politiche[1].
Milano e i primi dischi
Alla fine degli anni Cinquanta si trasferì a Milano, dove gravitava attorno all'etichetta Ricordi, e visse alla Pensione del Corso, in Galleria del Corso 1, insieme, tra gli altri, a Gino Paoli, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi e Piero Ciampi; collaborò con Ornella Vanoni ed Enzo Jannacci[2]. Alla Ricordi cominciò nel 1959 come autore e interprete: nel giugno 1960 uscì Quando, e in pochi mesi cambiò tre pseudonimi, Gigi Mai, Gordon Cliff e Dick Ventuno. Fu tra i primi a essere chiamati «cantautori», termine nato in quegli anni in ambito RCA[1].
Nel 1962 pubblicò il primo album, Luigi Tenco, con Mi sono innamorato di te e Angela, e debuttò al cinema in La cuccagna di Luciano Salce, nel ruolo, evidentemente autobiografico, di un giovane anticonformista che scrive canzoni[1]. Nelle note di copertina di quel disco dichiarava la sua poetica:
«Le mie canzoni vanno viste non tanto nel quadro della musica leggera o da ballo, quanto in quella della musica popolare.»
La citazione è riportata nel Dizionario Biografico degli Italiani[1]. Tra i brani di quegli anni c'è Cara maestra, che metteva sotto accusa scuola, chiesa e politica e gli costò due anni di allontanamento dalla Rai[2]; per OndaRock è uno dei suoi brani migliori[3].
La canzone di protesta e la RCA
Dopo contrasti interni alla Ricordi, nel 1964 passò alla Saar Records di Walter Gürtler, per l'etichetta Jolly, con cui incise nel 1965 il secondo album: vi comparivano Ho capito che ti amo e Vedrai, vedrai[1]. I suoi testi affrontavano il potere, le disuguaglianze e il conformismo[1]; OndaRock definisce E se ci diranno un inno alla disobbedienza civile e descrive un Tenco che, sull'esempio di Bob Dylan, univa beat, folk e canzone di protesta, pur rifiutando l'imitazione dei generi stranieri[3].
Il contratto con la Jolly coincise in parte con il servizio militare, non più rinviabile; nel 1966 Tenco firmò con la RCA, che a Roma aveva aperto da qualche anno un ufficio dedicato ai cantautori. Nello stesso anno uscì l'album Tenco, con Lontano lontano, la canzone divenuta la più rappresentativa e «di culto» del suo repertorio[1]. L'Enciclopedia Treccani lo colloca nella scuola genovese e lo descrive come mediatore tra la tradizione melodica italiana e la ricerca poetica e melodica[4].
Sanremo 1967
Per raggiungere un pubblico più largo accettò di partecipare al Festival di Sanremo del gennaio 1967 in coppia con Dalida, con Ciao amore ciao, un testo che nella versione finale racconta le difficoltà emotive dell'emigrazione dalla campagna alla città[1]. Nella prima serata, il 26 gennaio, Tenco apparve nervoso[1]; il brano si piazzò dodicesimo su sedici e fu escluso dalla finale, mentre la vittoria andò a Non pensare a me di Claudio Villa e Iva Zanicchi[5].
Nella notte fu trovato nella camera 219 dell'Hotel Savoy, ucciso da un colpo di pistola alla testa. Secondo la ricostruzione del Post, a scoprire il corpo sarebbe stata Dalida, verso le due, ma chi lo abbia trovato per primo resta controverso[5]. Nella stanza c'era un biglietto:
«Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda "Io te e le rose" in finale e una commissione che seleziona "La rivoluzione".»
Il testo, che si chiude con «Ciao Luigi», cita, storpiandone il titolo, Io, tu e le rose di Orietta Berti, ammessa alla finale[5].
Le indagini
Le prime indagini furono affrettate e superficiali[1], poco precise secondo il Post, e negli anni circolarono ipotesi alternative, compreso l'omicidio[5]. La procura di Sanremo dispose nel 2005 la riesumazione della salma con l'autopsia[5], che un anno dopo confermò il suicidio[2]; il perito concluse che «il grado di certezza della natura suicidiaria del decesso rimane lo stesso di allora, e cioè molto elevato ma non assoluto»[1]. Nel 2013 emerse una discrepanza sul bossolo, e un supplemento d'indagine del 2015 fu archiviato[5].
L'eredità
Tenco è sepolto a Ricaldone, nella tomba di famiglia degli Zoccola[1]. Secondo il Dizionario Biografico, la sua morte ha segnato in profondità la storia della canzone italiana e ha contribuito al riconoscimento della canzone d'autore come forma artistica seria[1]. Nel 1972, per iniziativa di Amilcare Rambaldi, nacque a Sanremo il Club Tenco, che dal 1974 organizza la Rassegna della canzone d'autore, non competitiva[1]; il premio che porta il suo nome è diventato uno dei riconoscimenti più prestigiosi per gli autori italiani[3]. Nel 2009 è uscito un album di inediti e nel 2024 una raccolta di scritti mai pubblicati, Lontano, lontano[4].
Pagine che rimandano qui
Fonti
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Il Post — 21 marzo 2013
- OndaRock
- Treccani – Enciclopedia
- Il Post — 7 febbraio 2017