Comau
Comau è un'azienda di automazione industriale e robotica con sede a Grugliasco, alle porte di Torino. Nata nel 1973 come consorzio di piccole officine fornitrici della FIAT, ha progettato il Robogate, un innovativo sistema robotico industriale, ed è cresciuta fino a operare in Europa, nelle Americhe e in Asia.[1] Dal dicembre 2024 la maggioranza del capitale appartiene al fondo statunitense One Equity Partners, con Stellantis socio di minoranza.[2]
Le origini: un consorzio di macchine utensili
Il nome è una sigla: COnsorzio MAcchine Utensili. Lo formarono nel 1973 alcune piccole aziende torinesi che fornivano macchinari al gruppo Fiat.[1] Secondo la ricostruzione della rivista Industria Italiana, a unirsi furono ingegneri e imprese della città che avevano lavorato alla costruzione del grande stabilimento automobilistico sul Volga in Unione Sovietica.[3]
Il terreno era già pronto. Nel 1972 la Fiat aveva installato nello stabilimento di Mirafiori sedici robot per completare la saldatura della Fiat 132, primo passo dal modello fordista rigido verso l'automazione flessibile; nel 1975 l'automazione si estese al montaggio della meccanica sulla scocca e nel 1976 all'unione tra scocca e organi meccanici, per poi arrivare a Cassino, Rivalta e Termini Imerese.[4]
Il Robogate e la fabbrica robotizzata
Il prodotto che rese celebre Comau fu il Robogate, un sistema per l'assemblaggio della carrozzeria basato sulla saldatura a punti di ogni componente, eseguita da robot coordinati da un calcolatore. Debuttò nel 1978 nello stabilimento di Rivalta per la produzione della Ritmo e fu poi adottato a Mirafiori e a Cassino.[5] Con la Fiat Uno il sistema raggiunse la piena maturità: gran parte dell'investimento del progetto fu destinata all'automazione della fabbrica, dove decine di robot si occupavano di assemblaggio, saldatura e verniciatura, e il principio fu applicato anche al motore FIRE, prodotto dal 1985 nel nuovo impianto Termoli 3.[5]
Negli anni successivi l'azienda sviluppò il primo robot idraulico e, tra il 1984 e il 1993, i primi sistemi di produzione flessibile (FMS), le lavorazioni meccaniche ad alta velocità e il primo robot laser.[1]
L'espansione internazionale
Tra il 1995 e il 2005 Comau si allargò in Europa, Nord e Sud America e Asia.[1] Il passo decisivo fu l'acquisto, annunciato nell'aprile 1999, della Pico di Southfield, nel Michigan, costruttore di impianti di assemblaggio per l'auto fondato nel 1939 dalla famiglia Wisne: 4.700 dipendenti e circa 800 milioni di dollari di vendite, rilevati per 630 milioni di dollari tra contanti e debiti. All'epoca Comau era controllata al 65 per cento dalla Fiat e fatturava circa un miliardo di dollari; l'unione dei due gruppi, forti l'uno negli Stati Uniti e in Messico, l'altro in Europa e in Brasile, creò uno dei maggiori produttori mondiali di sistemi per la costruzione di automobili.[6]
Nel 2016 Comau contava circa 9.000 dipendenti, di cui 1.300 nella sede di Grugliasco, 15 stabilimenti e presenza in 17 Paesi, con ricavi per 1,24 miliardi di euro; Stati Uniti, Cina e Germania erano i mercati principali.[3]
Esoscheletri e robot per le scuole
Negli anni Dieci Comau cercò mercati oltre la linea di montaggio. Nel novembre 2017 presentò e.DO, un piccolo robot antropomorfo a sei assi con hardware e software open source, pensato per la didattica e sviluppato a Torino con la collaborazione tecnica di Altran; l'azienda lo descriveva come «una specie di Arduino per la robotica».[7]
Nell'ottobre 2018, nella sede di Grugliasco, fu presentato MATE, un esoscheletro indossabile di circa tre chili senza batterie né motori, costruito con Össur e con IUVO, spin-off di biorobotica della Scuola Sant'Anna di Pisa, che grazie a un sistema di molle riduce fino alla metà lo sforzo dei muscoli delle spalle nei lavori ripetitivi.[8]
«Siamo particolarmente orgogliosi di aver sviluppato questa innovazione tecnologica indossabile. MATE è stato progettato in stretta collaborazione con gli operatori all'interno dello stabilimento per rispondere alle loro specifiche esigenze di lavoro.»
L'uscita dal gruppo automobilistico
Lo scorporo di Comau era previsto già negli accordi che nel gennaio 2021 portarono alla fusione tra FCA e PSA e alla nascita di Stellantis. Il 25 luglio 2024 Stellantis annunciò la cessione della maggioranza al fondo One Equity Partners, con la conferma del presidente esecutivo Alessandro Nasi e dell'amministratore delegato Pietro Gorlier.[9] L'amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares motivò l'operazione così:[9]
«Questa operazione ha lo scopo di aiutare Comau a raggiungere la propria autonomia e rafforzare ulteriormente il suo successo a vantaggio di tutti i suoi stakeholder, in particolare i suoi dipendenti e i suoi clienti.»
I sindacati metalmeccanici si dichiararono contrari e chiesero al governo di esercitare il golden power, sostenendo che la cessione a un fondo non segue logiche industriali; Samuele Lodi della Fiom-Cgil sollecitò un incontro sull'auto alla Presidenza del Consiglio.[10] Dopo l'autorizzazione del governo in ottobre, con l'esercizio del golden power e l'imposizione di condizioni sul mantenimento in Italia di stabilimenti, ricerca e competenze, l'operazione si chiuse a fine dicembre 2024: One Equity Partners salì al 50,1 per cento, Stellantis conservò il 49,9. Il presidente di Stellantis John Elkann si disse convinto che Comau avesse la guida, la strategia e la disciplina operativa adatte a creare valore nel lungo periodo.[2]
Comau oggi
Al momento della cessione Comau aveva circa 3.700 dipendenti nel mondo, di cui circa 700 in Italia, e un fatturato complessivo vicino a 1,1 miliardi di euro, 187 milioni dei quali realizzati dalla società italiana nel 2023.[2] La sede resta in via Rivalta 30 a Grugliasco, nella città metropolitana di Torino.[1] Nel novembre 2025, secondo il Corriere della Sera ripreso da Bloomberg, Stellantis valutava di cedere anche la quota residua a One Equity Partners, cosa che il contratto le consente a partire dal 2027.[11]
Fonti
- Comau
- Forbes Italia — 31 dicembre 2024
- Industria Italiana
- MuseoTorino
- Stellantis Heritage Hub Italy — 18 aprile 2023
- Crain's Detroit Business — 5 aprile 1999
- Massa Critica — 14 novembre 2017
- Ermes Magazine — 17 ottobre 2018
- ANSA — 25 luglio 2024
- il manifesto — 25 luglio 2024
- Private Equity Wire — 25 novembre 2025