Marco Travaglio
Marco Travaglio (Torino, 1964) è un giornalista e saggista italiano, direttore del «Fatto Quotidiano» dal 2015. Laureato in storia contemporanea, ha cominciato come collaboratore esterno di varie testate; nel 1987 l'incontro con Indro Montanelli lo ha portato al «Giornale», e da lì si è specializzato nella cronaca giudiziaria, con inchieste sulla corruzione politica e sugli intrecci fra mafia e Stato.[1] Nelle note dei suoi editori è presentato come autore di molti bestseller.[2]
Alla scuola di Montanelli
Dopo il «Giornale», Travaglio ha seguito Montanelli anche alla «Voce»;[2] negli anni successivi ha scritto per «Il Messaggero», «Il Giorno», «la Repubblica» e «L'Espresso».[1] Le note biografiche dei suoi editori aggiungono all'elenco «l'Indipendente», il settimanale satirico «Cuore», «il Borghese» e «l'Unità».[2]
Montanelli è rimasto il suo punto di riferimento dichiarato. Nel luglio 2021 Travaglio ha curato per Rizzoli Indro: il 900, una scelta di articoli ed editoriali del maestro in trecento pagine.[3] Nell'introduzione racconta un pomeriggio passato a osservarlo dal corridoio, attraverso la porta socchiusa, mentre batteva il pezzo del giorno sulla portatile della Olivetti:
«Lo spio dalla fessura per una mezz'oretta mentre scrive il suo editoriale sull'Olivetti Lettera 32. E assisto al prodigio che si ripete ogni giorno: è come una mantide religiosa in trance, la testa curva sulla tastiera, il naso quasi conficcato nel foglio che avanza sul rullo, i due indici che picchiettano senza sosta come sui tasti di un pianoforte, a un ritmo musicale»
Il libro, scrive, è pensato soprattutto per chi Montanelli non ha potuto leggerlo «per ragioni anagrafiche».[3]
Il Fatto Quotidiano
La società editrice del «Fatto», SEIF, fu costituita nell'aprile 2009 su iniziativa di Antonio Padellaro, con l'obiettivo di pubblicare un giornale. Il progetto si fece conoscere in rete nell'estate di quell'anno, attraverso il blog Antefatto.it e le comunità su Facebook e Twitter, e il numero 1 uscì in edicola il 23 settembre 2009 con 40.000 abbonamenti già raccolti.[4] Travaglio, che partecipò all'impresa fin dall'inizio e ne è tra gli azionisti, divenne vicedirettore nell'autunno 2010 e direttore nel febbraio 2015.[4][2] Sotto la sua direzione, nel novembre 2016, editore e redazione hanno lasciato il quartiere Prati per una nuova sede nel rione Celio, a Roma; la società ha poi avviato la casa editrice Paper First (2016), la società di produzione televisiva Loft e il mensile «FQ Millennium», diretto da Peter Gomez (entrambi nel 2017).[4]
Il rapporto con i lettori è parte dell'identità del giornale. Nel messaggio natalizio del 2019 Travaglio scriveva che senza la loro partecipazione il quotidiano non ce l'avrebbe mai fatta, e li invitava ad allargare il «Club degli Apoti», richiamando una formula di Giuseppe Prezzolini: quelli che «non la bevono».[5] Nel 2026 ha ricevuto il Premio Flaiano per il giornalismo.[1]
Libri e televisione
Accanto al lavoro in redazione, Travaglio ha pubblicato numerosi libri, spesso scritti con colleghi. Fra i più venduti figurano Il manuale del perfetto impunito (2000), L'odore dei soldi con Elio Veltri (Editori Riuniti, 2001), Mani Pulite con Gianni Barbacetto e Peter Gomez (2002), La scomparsa dei fatti (il Saggiatore, 2006) ed È Stato la mafia (Chiarelettere, 2014).[6][2] Con Paper First sono usciti, fra gli altri, Perché NO con Silvia Truzzi (2016), B. come Basta! e Padrini fondatori, quest'ultimo con Marco Lillo (2018), Bugiardi senza gloria (2020), I segreti del Conticidio (2021) e Israele e i palestinesi in poche parole (2023).[2][6] Più di recente sono usciti Mani pulite. La vera storia (2022), Scemi di guerra, Il santo e Ucraina, Russia e Nato in poche parole (2024).[1]
In televisione il suo nome è legato a quello di Michele Santoro: Annozero in Rai, Comizi d'amore (2011) e Servizio pubblico su La7 dal 2012.[1] Il sodalizio conobbe anche momenti di attrito: nell'ottobre 2014, durante una puntata di Servizio pubblico, Santoro lo interruppe mentre incalzava il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, e Travaglio lasciò lo studio.[7]
Il Tav e la Torino di Appendino
Fra le battaglie del giornale c'è stata l'opposizione alla linea ad alta velocità Torino-Lione. Il 4 novembre 2018, dopo il voto con cui l'amministrazione 5 Stelle della Città si era espressa per lo stop ai lavori, il «Fatto» aprì con il titolo «Sì Tav, la marcia dei 4 gatti», sostenendo che in piazza Castello a contestare la sindaca Chiara Appendino ci fossero poche centinaia di persone e non le 40.000 annunciate.[8] L'8 marzo 2019 il giornale titolava sulla conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, «Decido io, il Tav è inutile», con l'editoriale di Travaglio intitolato «Giocondo e Pantalone».[9]
A fine 2019 lo stesso Travaglio annoverava la partita fra quelle perse, almeno per il momento: la battaglia «per bloccare grandi opere inutili, costose e inquinanti come il Tav Torino-Lione», che a suo giudizio contraddiceva l'omaggio unanime della politica e dei giornali a Greta Thunberg e ai Fridays For Future.[5]
Politica e querele
Nel settembre 2019, alla vigilia del voto degli iscritti al Movimento 5 Stelle sulla piattaforma Rousseau, Travaglio elencò in un editoriale dieci motivi per votare sì all'alleanza con il Partito democratico che avrebbe dato vita al governo Conte II, sostenendo che il Movimento era nato per sfidare il PD a opporsi al «berlusco-leghismo» e che ora doveva accettarne la mano tesa. Secondo «Il Post», la scelta mostrava le difficoltà del giornale nel collocarsi dopo l'arrivo al governo del Movimento, prima con la Lega e poi con il PD.[10]
La sua attività ha prodotto anche numerose cause civili per diffamazione, con esiti diversi nei vari gradi di giudizio. Il 22 ottobre 2018 il tribunale civile di Firenze, in primo grado, riconobbe diffamatori nei confronti di Tiziano Renzi, padre dell'ex presidente del Consiglio, due commenti di Travaglio e un titolo del «Fatto» sul caso Consip, fissando un risarcimento complessivo di 95.000 euro, e respinse invece le richieste relative a quattro articoli d'inchiesta.[11] Nel novembre dello stesso anno lo stesso tribunale lo condannò a risarcire a Tiziano Renzi altri 50.000 euro per una frase pronunciata a Otto e mezzo su La7 nel marzo 2017; la sentenza arrivò pochi giorni dopo che la Procura di Roma aveva chiesto l'archiviazione della posizione di Renzi senior nell'inchiesta Consip.[12][13] Quella condanna, confermata in appello, fu annullata con rinvio dalla prima sezione civile della Cassazione nel febbraio 2024, perché i giudici non avevano valutato d'ufficio il diritto di critica;[14] nel gennaio 2026 la Corte d'appello di Firenze, decidendo in sede di rinvio, ha respinto le domande di Tiziano Renzi, condannandolo a restituire quanto incassato e a pagare le spese, circa 100.000 euro in tutto.[15]
Nell'ottobre 2023 Matteo Renzi rese nota una sentenza civile di primo grado del tribunale di Firenze che condannava Travaglio e il «Fatto» a versargli 80.000 euro, più le spese legali, per 51 articoli, quasi tutti firmati dal direttore.[16][17] Nel gennaio 2026 la Corte d'appello di Firenze ha ribaltato la decisione, qualificando gli articoli come critica politica e satira e non come diffamazione: Renzi è stato condannato a restituire i circa 98.000 euro già incassati, con gli interessi, e a pagare le spese dei due gradi, per un totale di circa 225.000 euro.[17]
Fonti
- Treccani – Enciclopedia on line
- Garzanti
- Rizzoli — 20 luglio 2021
- SEIF – Società Editoriale Il Fatto
- Il Fatto Quotidiano — 23 dicembre 2019
- Il Fatto Quotidiano
- Il Post — 17 ottobre 2014
- Il Fatto Quotidiano — 4 novembre 2018
- Il Fatto Quotidiano — 8 marzo 2019
- Il Post — 3 settembre 2019
- Il Fatto Quotidiano — 22 ottobre 2018
- Il Post — 16 novembre 2018
- AGI — 17 novembre 2018
- Il Fatto Quotidiano — 9 febbraio 2024
- Controradio — 28 gennaio 2026
- Il Post — 6 ottobre 2023
- Il Tirreno — 22 gennaio 2026