Lago d'Orta
Il Lago d'Orta, chiamato anche Cusio, è un lago prealpino interamente piemontese: si allunga per 13 chilometri in direzione nord-sud tra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, largo al massimo 2,5 chilometri, con una superficie di 18,1 km² e una profondità che raggiunge i 143 metri[1]. L'antico nome Cusio è rimasto nella denominazione della provincia con capoluogo Verbania[2]. Piccolo rispetto al vicino Lago Maggiore, il lago concentra in poco spazio una basilica paleocristiana su un'isola, un Sacro Monte patrimonio dell'umanità e uno dei distretti industriali più noti del Piemonte.
Un lago che scorre verso nord
Singolarità idrografica del Cusio è la direzione del suo deflusso. A differenza di quasi tutti i laghi subalpini, che defluiscono verso sud, il suo emissario, il torrente Nigoglia, si dirige verso nord e dopo un chilometro confluisce nello Strona, che raggiunge il Lago Maggiore con due rami, uno direttamente e l'altro attraverso il Toce[1]. Il promontorio di Orta divide il lago in un bacino settentrionale e uno meridionale; vicino alla punta sorge l'isola di San Giulio, appena 0,03 km²[1].
L'isola di San Giulio e l'assedio del 962
Sull'isola sorge la basilica dedicata a san Giulio: fondata nel IV secolo, fu ricostruita nel IX e di nuovo nell'XI, secolo a cui risale il campanile, e fu profondamente modificata in età barocca[1][3].
Nel X secolo l'isola, ben difendibile, entrò nella grande politica del Regno d'Italia. Negli anni Cinquanta del secolo Berengario II, marchese d'Ivrea e re d'Italia, la tolse per rappresaglia al vescovo di Novara e la fece fortificare, insieme ad altre rocche del regno. Quando Ottone I scese in Italia, la regina Willa, moglie di Berengario, si chiuse nel castello dell'isola; Ottone, incoronato imperatore a Roma nel febbraio 962, la fece assediare e l'isola fu espugnata nel luglio di quell'anno. Willa, lasciata libera, raggiunse il marito asserragliato a San Leo; catturati entrambi, furono esiliati a Bamberga, dove Berengario morì il 6 agosto 966[4].
La Riviera dei vescovi di Novara
Le sponde del lago formavano la contea di Riviera d'Orta, dominio temporale della Chiesa di Novara. Il vescovo Carlo Bascapè difese con tenacia quel dominio temporale insieme ai diritti della giurisdizione ecclesiastica[5]. Di quella stagione resta l'aspetto antico di Orta, con la piazza porticata, le case del Seicento e il palazzo pretorio, costruito nel 1582[3].
Il Sacro Monte di Orta
Sulla collina alle spalle del borgo, la comunità immaginò un percorso devozionale già nel 1583; il progetto prese forma nel 1590 grazie all'abate novarese Amico Canobio e al disegno dell'architetto cappuccino Cleto da Castelletto Ticino. Tra il 1593 e il 1615 il vero regista del cantiere fu proprio il vescovo Bascapè[6]. Ne nacquero venti cappelle disposte lungo un sentiero sulla sommità del colle, che raccontano con statue e affreschi la vita di san Francesco d'Assisi; vi lavorarono tra gli altri i Fiammenghini, il Morazzone, Cristoforo Prestinari, i fratelli d'Enrico, Dionigi Bussola e i fratelli Nuvolone[6][3]. Il percorso termina alla chiesa di San Nicolao, di origine protoromanica e rimaneggiata nel Seicento, che custodisce un gruppo ligneo trecentesco della Madonna della Pietà[6]. Il Sacro Monte di Orta fa parte del sito UNESCO dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia[6].
Omegna, l'industria e Rodari
All'estremità settentrionale del lago, Omegna è, con Orta San Giulio, uno dei due centri principali del Cusio[1]: nodo stradale per i paesi della sponda, notevole centro industriale e meta turistica[7]. Qui, allora in provincia di Novara, il 23 ottobre 1920 nacque Gianni Rodari, che tornò con la fantasia ai luoghi dell'infanzia nel romanzo del 1978 C'era due volte il barone Lamberto: un libro, osserva il Dizionario Biografico degli Italiani, «ambientato dallo scrittore nei luoghi della propria infanzia» e che «racconta in fondo di uno sfuggire alla morte»[8].
Il lago è anche soggetto alle piene: nel novembre 2014, durante le piogge che fecero esondare il Lago Maggiore a Verbania, uscì dagli argini anche il lago d'Orta a Omegna[9].
Le acque oggi
Lo stato di salute del Cusio è seguito da vicino. Nella campagna 2019 della Goletta dei Laghi di Legambiente, il lago d'Orta registrò la media più alta di microplastiche in superficie tra i tredici laghi esaminati, oltre 838.000 particelle per chilometro quadrato, e al tempo stesso il valore più basso nei campionamenti in profondità, fino a 50 metri: 0,32 particelle per metro cubo[10]. Le successive analisi dell'Arpa Piemonte su campioni del 2022 e del 2023 hanno indicato valori in linea con gli altri laghi italiani. Jacopo Fogola dell'Arpa Piemonte le ha sintetizzate spiegando che «la tipologia predominante è il polietilene e per quanto riguarda l'abbondanza stiamo parlando di 1/1.5 microplastiche per m³»[11].
Nel 2022 la Provincia di Novara ha avviato un progetto di riqualificazione ecologica cofinanziato dalla Compagnia di San Paolo di Torino nel bando «SIMBIOSI», con il CNR-IRSA di Verbania come partner tecnico: monitoraggio delle microplastiche e delle specie aliene invasive, rifugi sommersi per i pesci e reintroduzione di specie autoctone come il pigo, l'agone, il luccio italico e la trota marmorata. L'istituto lo presenta come l'intervento per «un lago che sta tornando al suo antico splendore»[12].
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Articoli collegati: Gianni Rodari, Lago Maggiore, Verbania
Fonti
- Treccani – Enciclopedia on line
- Treccani – Enciclopedia on line
- Treccani – Enciclopedia Italiana
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia (sito UNESCO)
- Treccani – Enciclopedia on line
- Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani
- Il Post — 13 novembre 2014
- Il Fatto Quotidiano — 12 agosto 2020
- Il Fatto Quotidiano — 13 agosto 2025
- CNR-IRSA — 11 ottobre 2022