Caffarel
Caffarel è una delle più antiche fabbriche di cioccolato italiane: nata a Torino nella prima metà dell'Ottocento da una famiglia valdese della Val Pellice, ha legato il proprio nome al gianduiotto, il cioccolatino a barchetta di cacao e nocciola che è diventato uno dei simboli gastronomici della città.[1] Dagli anni Sessanta del Novecento produce a Luserna San Giovanni, nella città metropolitana di Torino,[2] e appartiene al gruppo svizzero Lindt & Sprüngli, al quale fu ceduta alla fine degli anni Novanta.[3]
Le origini valdesi
Il capostipite, Paul Caffarel, nacque nel 1784 a San Giovanni, in Val Pellice, in una famiglia valdese non priva di risorse economiche; come altri valdesi dovette italianizzare il cognome in «Caffarelli» fino al 1848, quando i valdesi tornarono a poter usare i cognomi originari. Il primo maggio 1832, secondo la ricostruzione dello storico Paride Rugafiori, acquistò a Valdocco dal correligionario Giacomo Watzenborn un'ex conceria mossa da una ruota idraulica sul canale della Ceronda.[1] L'edificio era già diventato fabbrica di cioccolato tra il 1819 e il 1822 per iniziativa di Giovanni Bianchini, «confetturiere» svizzero inventore di una macchina per triturare il cacao; per questo Rugafiori giudica poco attendibile la data del 1826 che l'azienda indica tradizionalmente come anno di fondazione.[1] La scheda di MuseoTorino propone una cronologia in parte diversa: acquisto della fabbrica dai Watzembourn nel 1828 e subentro di Paolo Caffarel a Bianchini, morto nel 1837, con la nascita della ditta «Caffarell padre e figlio».[2]
Lo stabilimento, tra le attuali via Giacinto Carena e via Avet, risaliva agli anni Venti dell'Ottocento e fu ampliato più volte: nel 1881 Pietro Paolo Caffarel chiese di «ultimare il caseggiato annesso al suo opificio per la fabbricazione del cioccolato prospiciente la via Carena».[4]
Il gianduiotto e l'alleanza con Prochet
Alla morte di Paul, nel 1845, subentrarono i figli Pietro Paolo e Giacomo Isidoro. Dopo l'Unità l'azienda crebbe nonostante il prezzo del cacao, materia prima d'importazione gravata da forti imposte.[1] La risposta fu un prodotto nuovo: una pasta morbida in cui parte del cacao era sostituita dalla nocciola «tonda gentile» delle Langhe, modellata a barchetta e avvolta in carta stagnola. Secondo Rugafiori il gianduiotto, dal nome di Gianduja, la maschera torinese, nacque nel 1865 in occasione del Carnevale; la scheda di MuseoTorino colloca invece nel 1869 l'inizio della sua diffusione commerciale e ne attribuisce l'invenzione a Michele Prochet.[1][2]
I Prochet entrarono in famiglia nel 1866, quando Milca, figlia di Pietro Paolo, sposò Matteo Prochet; nel 1877 il fratello Michele divenne socio di Pietro Paolo e del nipote Ernesto Caffarel, con Carlo Aymar, nella società in nome collettivo «Caffarel Prochet & C.».[1] I primi anni Ottanta furono difficili, con contrasti contabili tra Ernesto Caffarel e i soci, ma l'impresa conservò il prestigio e ottenne riconoscimenti all'Esposizione nazionale di Torino del 1884.[1]
Dalla città alla Val Pellice
Il 29 novembre 1942 i bombardamenti aerei colpirono la fabbrica: un ordigno incendiario danneggiò tetto e serramenti, dodici locali furono sinistrati e andò distrutto il frontone con l'iscrizione «Fabbrica di cioccolato». Il ripristino parziale cominciò nel giugno 1945; l'edificio fu demolito negli anni Settanta e al suo posto sorge oggi un basso fabbricato a uso commerciale e sala da ballo.[4] Negli anni Sessanta la produzione era stata trasferita a Luserna San Giovanni, nella valle d'origine della famiglia.[2]
L'ingresso nel gruppo Lindt
Nel settembre 1997 Lindt & Sprüngli annunciò l'acquisto di Caffarel dalle famiglie Audiberti e Bachstadt, senza rendere noto il prezzo; l'azienda di Luserna fatturava allora 85 miliardi di lire e l'operazione portava il gruppo svizzero dal 6,5 all'8-10 per cento del mercato italiano del cioccolato.[5] Antonio Bulgheroni, presidente e amministratore delegato della filiale italiana di Lindt, promise che del marchio piemontese sarebbe cambiato poco:[5]
«Il meno possibile. È nostra precisa intenzione mantenere assolutamente separate le due forze vendita e nettamente distinte le due strategie di marketing.»
Carl Bachstadt-Malan, amministratore delegato e comproprietario fino al 1998, guidò la cessione; alla sua morte, nel 2016, lo stabilimento occupava 20.000 metri quadrati e quasi 400 dipendenti.[3]
Crisi e rilancio
Nel giugno 2021 l'azienda, citando risultati negativi accelerati dalla pandemia, comunicò ai sindacati la cassa integrazione straordinaria per novanta dipendenti a tempo pieno, con il rischio di esuberi; la Flai Cgil propose contratti di solidarietà e prepensionamenti in alternativa ai licenziamenti.[6] Nell'autunno dello stesso anno fu annunciata l'incorporazione di Caffarel in Lindt & Sprüngli S.p.A. a partire dal gennaio 2022, con l'impegno a mantenere attivo il sito di Luserna.[7]
Seguì una fase di investimenti: cinquanta milioni di euro in due anni e un nuovo piano da dodici milioni, con un impianto di tostatura delle nocciole inaugurato nell'ottobre 2024 e destinato soprattutto al gianduiotto, prodotto con Nocciola Piemonte IGP. Nello stesso periodo lo stabilimento ha raddoppiato i volumi in cinque anni ed esporta oltre l'80 per cento della produzione; il 29 novembre 2024 lo visitò il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.[8] «Anni fa la Caffarel ha attraversato un periodo di crisi; successivamente vi è stata la ripresa, in seguito all'accordo con Lindt», ha riassunto il sindaco di Luserna Duilio Canale, prevedendo cinquanta-sessanta nuovi posti di lavoro e modifiche a via Monte Granero per il passaggio dei camion.[9] L'abbattimento dei tigli di quella strada è finito davanti alla giustizia amministrativa: dopo un passaggio al Consiglio di Stato, che aveva rinviato la causa al TAR, nel maggio 2026 quest'ultimo ha dichiarato inammissibile il ricorso degli oppositori, dando ragione al Comune.[10]
La disputa sull'IGP
Dal 2017 un comitato di produttori piemontesi lavora al riconoscimento dell'indicazione geografica protetta «Giandujotto di Torino», con un disciplinare che prevede dal 30 al 45 per cento di nocciole tostate IGP, almeno il 25 per cento di cacao ed esclude il latte in polvere. Le riserve di Lindt & Sprüngli, proprietaria del marchio Caffarel, hanno bloccato a lungo l'iter; al gruppo è stato concesso un periodo transitorio di quindici anni per continuare a usare la denominazione sui prodotti già in commercio e il 15 aprile 2026 la Camera di commercio di Torino ha annunciato la chiusura delle opposizioni e la trasmissione del fascicolo alla Commissione europea.[11] Nel giugno 2026 il gruppo ha però impugnato davanti al TAR del Lazio il decreto ministeriale del 23 marzo 2026, sostenendo che la denominazione protetta si sovrappone al proprio marchio registrato «Gianduia 1865 - L'autentico Gianduiotto di Torino».[12]
Nel novembre 2025, per i 160 anni del gianduiotto, Caffarel ha allestito all'angolo tra via Lagrange e via Marcello Soleri un'installazione a forma di cioccolatino; «Il Gianduiotto è molto più di un cioccolatino: rappresenta un patrimonio culturale e affettivo che unisce generazioni», disse la direttrice marketing Valeria Ungaro.[13]
Pagine che rimandano qui
Fonti
- Imprese nel tempo – Camera di commercio di Torino
- MuseoTorino
- L'Eco del Chisone — 21 settembre 2016
- MuseoTorino
- MF Milano Finanza — 24 settembre 1997
- Il Fatto Quotidiano — 24 giugno 2021
- Corriere di Saluzzo — 2 ottobre 2021
- ANSA — 28 novembre 2024
- L'Eco del Chisone — 16 luglio 2025
- L'Eco del Chisone — 13 maggio 2026
- Camera di commercio di Torino
- ANSA — 4 giugno 2026
- ANSA — 29 novembre 2025