Massimo Gramellini

Massimo Gramellini è un giornalista, scrittore e conduttore televisivo nato a Torino nel 1960.[1] Per quasi tre decenni è stato una delle firme della Stampa, di cui è diventato vicedirettore, e per diciotto anni ha scritto in prima pagina il «Buongiorno», una rubrica quotidiana di poche righe. Dal 2017 è editorialista del Corriere della Sera.[1] Il suo libro autobiografico Fai bei sogni, ambientato a Torino tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta, ha superato il milione di copie vendute.[2]
Dallo sport alla cronaca politica
Gramellini comincia come giornalista sportivo: lavora al Corriere dello Sport nel 1985-86 e al Giorno dal 1986 al 1988.[1] Nel 1988 entra alla Stampa, il quotidiano della sua città, dove segue prima lo sport e poi la politica. Negli anni di Mani Pulite racconta l'inchiesta milanese e nel 1993 è inviato a Sarajevo, durante l'assedio della capitale bosniaca.[1] Proprio questi passaggi — la redazione sportiva, i reportage di guerra, l'uscita del primo romanzo — sarebbero diventati materia del suo libro più noto.[2]
Nel 1998 assume la direzione di Specchio, il supplemento settimanale del giornale; otto anni dopo, nel 2006, diventa vicedirettore della Stampa.[1]
Il «Buongiorno»
La rubrica che lo identifica per quasi due decenni nasce, secondo il racconto dello stesso Gramellini, da un'idea che si ispirava al modello delle brevi rubriche di Michele Serra e che l'allora direttore Marcello Sorgi decise di mettere in pagina. L'accordo fu preso a tavola, nel centro della città:[3]
«Poi ci fu il grande coraggio di Marcello Sorgi, direttore di allora, di farlo davvero: il Buongiorno prese forma in piazza San Carlo durante un pranzo con lui.»
Il luogo del pranzo è piazza San Carlo. Gramellini ha descritto il «Buongiorno» come un testo diverso dall'editoriale, capace di prendere una storia trascurata dagli altri o un lato marginale della notizia principale, e ne ha sintetizzato la difficoltà tecnica: «Venti righe, poi, sono comode da leggere ma complicate da scrivere».[3]
Nel novembre 2015, quando la direzione della Stampa passa a Maurizio Molinari, Gramellini — a lungo indicato come probabile successore di Mario Calabresi alla guida del quotidiano — viene nominato direttore creativo di Itedi, la società editrice della Stampa e del Secolo XIX. Il presidente John Elkann motivò la scelta sostenendo che «il talento e la personalità unica di Massimo Gramellini potranno trovare spazi di espressione ancora più ampi».[4]
Il passaggio al Corriere della Sera
Nel dicembre 2016 si diffonde la notizia che Gramellini lascerà la Stampa per il Corriere della Sera: l'offerta arriva da Urbano Cairo, nuovo editore del quotidiano milanese, e comprende una nuova rubrica quotidiana, «Il Caffè», costruita sul modello del «Buongiorno», oltre alla proposta di un programma su La7, l'emittente dello stesso gruppo.[5]
L'ultimo «Buongiorno» firmato da Gramellini esce il 21 gennaio 2017;[6] dal lunedì successivo, 23 gennaio, la rubrica passa a Mattia Feltri. Gramellini lasciava il giornale torinese dopo ventotto anni, diciotto dei quali passati a firmare il «Buongiorno».[3] L'effetto della partenza si vide anche nei numeri: la Stampa, presentando i propri dati a un incontro dedicato ai giornalisti su Facebook, mostrò un vistoso calo delle visite provenienti dal social network nel febbraio successivo, poi recuperato dal nuovo titolare della rubrica con un approccio diverso.[6] Al Corriere Gramellini lavora da allora come editorialista.[1]
Fai bei sogni e il film di Bellocchio
Pubblicato da Longanesi nel 2012, Fai bei sogni è il racconto autobiografico di come l'autore ha reagito alla morte della madre, avvenuta quando lui aveva nove anni. Il libro, diviso in sette parti ciascuna intitolata con la propria frase d'apertura, ha superato il milione di copie.[2] Secondo l'editore ha superato le trentacinque edizioni ed è rimasto cento settimane nelle classifiche dei libri più venduti.[7]
Nel 2016 Marco Bellocchio ne ha tratto un film, scritto con Valia Santella ed Edoardo Albinati, con Valerio Mastandrea nel ruolo di Gramellini adulto e Bérénice Bejo nel cast; uscito nelle sale il 10 novembre 2016, era stato presentato al Festival di Cannes.[2] Il film aprì la Quinzaine des Réalisateurs; la storia si svolge a Torino in due tempi, alla fine degli anni Sessanta e alla fine degli anni Novanta, e la critica vi ha letto il ritratto di un'Italia perbenista, più incline a nascondere le verità difficili che ad affrontarle.[8] Del suo adattamento il regista ha detto: «Ho rappresentato la sua storia piuttosto fedelmente, però a modo mio».[2]
Altri libri e televisione
La bibliografia di Gramellini comprende, tra gli altri, Granata da legare (2006), Cuori allo specchio (2008), La patria, bene o male (2010, con Carlo Fruttero), L'ultima riga delle favole (2010), La magia di un Buongiorno (2014), che raccoglie la rubrica, Avrò cura di te (2014, con Chiara Gamberale), Prima che tu venga al mondo (2019), C'era una volta adesso (2020) e L'amore è il perché (2025).[1] Oltre al «Caffè» scrive la rubrica «7 di cuori» per il settimanale 7.[7]
In televisione ha condotto dal 2016 al 2023 Le parole della settimana e poi Le Parole, nel 2018 Cyrano; dal 2023 presenta su La7 il talk show In altre parole.[1]