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Macugnaga

Aggiornato il 26 settembre 2026

Immagine dalla pubblicazione di Quotidiano Piemontese
Dalla pubblicazione di Quotidiano Piemontese

Macugnaga è un comune dell'alta Valle Anzasca, nell'Ossola, adagiato ai piedi della parete est del Monte Rosa. Fondato nel Duecento da coloni di lingua tedesca venuti dal Vallese, è stato per secoli un paese di minatori d'oro e poi, dall'Ottocento, una delle culle dell'alpinismo italiano. Nel Piemonte contemporaneo è noto soprattutto come stazione di sci e di escursionismo e come osservatorio naturale dei cambiamenti dei ghiacciai alpini.

La colonia walser

L'insediamento nacque tra il 1260 e il 1290, quando il conte Gotofredo di Biandrate, per rafforzare il proprio dominio sulle valli a oriente del Monte Rosa, favorì l'arrivo di famiglie provenienti da Saas, nel Vallese svizzero. Questi coloni, i Walser, portarono con sé il titsch, la loro parlata germanica, ben diversa dalla lingua piemontese.[1] Il piccolo nucleo del Dorf conserva le case a Blockbau, costruite con tronchi di larice incastrati.[2]

Il cuore della comunità era la Chiesa Vecchia, dedicata a Santa Maria: secondo l'associazione culturale Piemonteis fu eretta a partire dal 1260 e il campanile risale al 1580;[1] il primo documento che la menziona è un atto del 1317 firmato sotto il suo portico.[2] Accanto sorge il Vecchio Tiglio, all'ombra del quale si riuniva il Consiglio Maggiore detto «di Vicinanza».[1] L'età dell'albero è stimata in modo diverso: circa cinque secoli per Piemonteis,[1] oltre settecento anni, con una circonferenza alla base di 7 metri, per il portale turistico della località.[2]

L'oro della Valle Anzasca

Già un documento del 1291 ricorda gli «homines argentarii», gli uomini addetti alle miniere della valle, e dal Quattrocento l'estrazione si organizzò in numerosi cantieri e gallerie; il centro principale era Pestarena, frazione di Macugnaga, dove nei periodi migliori lavoravano circa mille persone.[3] Nel 1884 la società inglese The Pestarena Gold Mining acquistò tutte le miniere aurifere dell'Ossola e le sfruttò per circa vent'anni; nel 1939 gli impianti passarono all'AMMI, l'Azienda Minerali Metallici Italiani.[4] Negli anni di massima resa Pestarena produsse oltre 6.000 chili d'oro in un solo decennio. L'ingegnere René Bruck, di origine tedesca, arrivato nel 1937, durante la seconda guerra mondiale impiegò in miniera più di quattrocento uomini, sottraendoli così alla chiamata alle armi.[5]

L'epoca mineraria finì il 13 febbraio 1961, quando quattro minatori morirono per l'esplosione delle cariche di dinamite che stavano trasportando; la chiusura definitiva seguì quella tragedia.[4] Dal 1989 la miniera della Guia è visitabile. «Nel 1989 abbiamo cercato di trasformarla in una risorsa: l'abbiamo attrezzata con luci, dispositivi di sicurezza, e riprendendo vecchi strumenti», ha raccontato il proprietario Riccardo Bossone.[4] L'associazione Figli della Miniera, nata nel 2009, ha tracciato nel 2018 il Sentiero dei Minatori, che collega i siti estrattivi dell'alta valle.[5]

La parete est e gli alpinisti

Sopra il paese si alza la parete est del Monte Rosa, che lo storico dell'alpinismo Paolo Crosa Lenz definisce «l'unica parete himalayana delle Alpi». La prima salita, secondo la sua ricostruzione il 31 luglio 1872, fu guidata da Ferdinand Imseng di Macugnaga, allora ventisettenne cacciatore di camosci e minatore, con i fratelli inglesi William Martin e Richard Pendlebury, il pastore anglicano Charles Taylor, la guida tirolese Gabriel Spechtenhauser e l'albergatore Giovanni Oberto. La cordata raggiunse la Punta Dufour per il canalone oggi detto Marinelli. Da quell'impresa Imseng divenne guida di professione; morì nove anni dopo proprio nella tragedia del canalone Marinelli.[6]

«bonne guide, honnete homme»

Targa in memoria di Ferdinand Imseng, cimitero della Chiesa Vecchia di Macugnaga

La targa di Imseng è una delle tante lapidi di alpinisti morti sul Monte Rosa che circondano la Chiesa Vecchia.[6][2] La via classica per il canalone, con il riscaldamento climatico, è oggi diventata di fatto impraticabile in estate.[6]

Il ghiacciaio del Belvedere e il Lago Effimero

Il ghiacciaio del Belvedere nasce a circa 4.400-4.500 metri e spinge la sua lingua coperta di detriti fino a circa 1.800 metri, alle porte della frazione Pecetto.[7] Tra il 2000 e il 2001 il ghiacciaio subì un fenomeno di surge: la velocità di scorrimento, che nel 1995-1999 era di 35 metri l'anno, salì a 110 metri l'anno nel 1999-2001 e in alcuni settori la superficie si sollevò di oltre 30 metri.[8]

Dall'ottobre 2001, intorno ai 2.150 metri, sul ghiacciaio iniziò a raccogliersi un lago epiglaciale che nella primavera del 2002 crebbe rapidamente fino a circa 150.000 metri quadrati, 3 milioni di metri cubi d'acqua e 58 metri di profondità massima.[8] Per il rischio di una piena improvvisa sulla valle intervenne il Dipartimento della Protezione Civile,[9] che dal 7 luglio 2002 mise in funzione un sistema di pompe e condotte per tenerne stabile il livello.[8] Il «Lago Effimero», seguito da televisioni italiane e straniere, scomparve l'anno successivo.[9][7]

La località oggi

Le seggiovie salgono da Pecetto al Belvedere, mentre la funivia dalla frazione Staffa raggiunge l'Alpe Bill e poi il Monte Moro.[10] Il territorio resta esposto ai fenomeni estremi: alla fine di giugno 2024 il torrente Tambach è esondato, alluvionando il paese.[11]

Il 30 dicembre 2025 una cabina della funivia del Monte Moro non ha frenato entrando nella stazione di monte, a circa 2.800 metri, e ha urtato le barriere di sicurezza: una decina di persone ha riportato lesioni lievi e circa cento turisti sono rimasti bloccati in quota. Secondo l'amministratore dell'impianto, Filippo Besozzi, la causa potrebbe essere stata un guasto elettronico. La Procura di Verbania ha sequestrato l'impianto e ha aperto un fascicolo contro ignoti per lesioni colpose e attentato alla sicurezza dei trasporti.[12] Nel luglio 2026 la Procura ha dato il via libera al dissequestro; il 19 luglio, dopo il nulla osta dell'ANSFISA, hanno riaperto le seggiovie Pecetto-Burki-Belvedere e il primo tronco della funivia, Staffa-Alpe Bill, mentre il secondo tronco verso il Monte Moro è rimasto chiuso per la manutenzione straordinaria.[10]

Pagine che rimandano qui

Fonti

  1. Piemonteis — 7 agosto 2024
  2. Macugnaga-Monterosa
  3. Quotidiano Piemontese
  4. Linkiesta — 28 maggio 2020
  5. Montagna.TV — 19 agosto 2023
  6. Sherpa Gate (Paolo Crosa Lenz, da «Lepontica» 22) — 27 ottobre 2022
  7. Macugnaga-Monterosa
  8. Arpa Piemonte / Dipartimento della Protezione Civile — 18 luglio 2002
  9. CNR – Almanacco della Scienza — 16 giugno 2010
  10. DoveSciare — 19 luglio 2026
  11. Avvenire — 30 giugno 2024
  12. ANSA — 14 gennaio 2026

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