Felice Casorati
Felice Casorati (Novara, 4 dicembre 1883 – Torino, 1° marzo 1963) è stato un pittore italiano; dalla fine degli anni Dieci visse a Torino, nella casa-studio di via Mazzini, dove fu maestro di una generazione di pittori e diresse l'Accademia Albertina.[1][2] La GAM di Torino conserva la più importante collezione delle sue opere.[3]
Prima di Torino
Esordì alla Biennale di Venezia nel 1907 con il ritratto della sorella Elvira, visse a Napoli dal 1908 al 1911 e poi a Verona.[2] Si stabilì a Torino dopo la morte del padre, nell'autunno 1917 secondo MuseoTorino, nel 1918 secondo la Treccani.[1][2]
Gli anni Venti
Nel 1922 firmò l'appello di «Rivoluzione Liberale», e nel 1923 Piero Gobetti gli dedicò la prima monografia, «Felice Casorati pittore».[1] Per l'industriale Riccardo Gualino dipinse i ritratti di famiglia e progettò con Alberto Sartoris il teatrino privato, inaugurato il 27 aprile 1925.[2] Aprì una scuola libera di pittura in via Galliari, da cui uscirono i Sei di Torino, e nel 1925 fondò con Rigotti, Sartoris e Sobrero la Società di Belle Arti «Antonio Fontanesi».[1][4] Alla Biennale del 1924 ebbe una sala personale presentata da Lionello Venturi.[2]
La maturità
All'Accademia Albertina ebbe la cattedra di arredamento nel 1928 e quella di pittura nel 1941, e ne fu direttore nel 1952 e presidente nel 1954.[2][1] Nel 1937 vinse il premio Carnegie a Pittsburgh, e nel 1955 partecipò alla prima Documenta di Kassel.[2][1] Sposò la pittrice Daphne Maugham, sua allieva, e acquistò una casa a Pavarolo, sulla collina torinese.[1] Nel 2025 Palazzo Reale di Milano gli ha dedicato una retrospettiva.[3]
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