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Inchiesta Prisma sui conti della Juventus

Aggiornato il 3 ottobre 2026

L'inchiesta Prisma è l'indagine della procura di Torino sui bilanci della Juventus, aperta sulle cosiddette plusvalenze fittizie. Il 26 novembre 2021 la Guardia di Finanza perquisì gli uffici del club: il presidente Andrea Agnelli, il vicepresidente Pavel Nedvěd, l'ex direttore sportivo Fabio Paratici e altri dirigenti risultarono indagati per falso in bilancio e false fatturazioni.[1]

Le dimissioni del consiglio

Chiusa l'indagine il 24 ottobre 2022, il 28 novembre l'intero consiglio di amministrazione, nove membri in tutto, si dimise per permettere alla società di affrontare l'inchiesta «da una posizione migliore»; alla presidenza fu scelto Gianluca Ferrero.[2]

La giustizia sportiva

Il 20 gennaio 2023 la Corte federale d'appello inflisse ad Agnelli ventiquattro mesi di inibizione per le plusvalenze, poi estesi dalla FIFA a livello mondiale[3]; la sanzione fu confermata in via definitiva dal Collegio di garanzia dello sport.[11]

Nel filone della cosiddetta manovra stipendi, in cui fu l'unico a non accettare il patteggiamento, il 10 luglio 2023 il Tribunale federale nazionale lo sanzionò con altri sedici mesi e 60 mila euro di ammenda[11][3]; il 28 agosto 2023 la Corte federale d'appello ridusse l'inibizione a dieci mesi e l'ammenda a 40 mila euro[4], e il 19 gennaio 2024 il Collegio di garanzia del CONI respinse il suo ultimo ricorso, confermando i dieci mesi.[5]

Il procedimento penale

Il 6 settembre 2023 la Cassazione stabilì che la procura di Torino non era competente e gli atti passarono a Roma, dove il 17 luglio 2024 la procura chiese il rinvio a giudizio di Agnelli e di altri ex dirigenti per aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e false fatturazioni.[3][6]

Il 22 settembre 2025 la giudice dell'udienza preliminare di Roma, Anna Maria Gavoni, accolse la richiesta di patteggiamento di Agnelli: un anno e otto mesi, con pena sospesa; l'ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene ottenne invece il non luogo a procedere.[7][8]

Il ricorso alla Corte di giustizia dell'Unione europea

Contro le inibizioni sportive Agnelli ricorse alla giustizia amministrativa, e il TAR del Lazio rinviò la questione alla Corte di giustizia dell'Unione europea. Il 16 luglio 2026 la Corte ha stabilito che una sanzione che vieta di esercitare un'attività professionale in tutti gli Stati membri limita le libertà garantite dal diritto europeo e può essere giustificata solo se proporzionata a obiettivi legittimi; contro di essa deve esistere un ricorso effettivo davanti a un giudice indipendente, capace di annullarla. Spetta al giudice italiano verificare se il sistema rispetti questi requisiti.[9]

Il 24 luglio 2026, con la sanzione ormai interamente scontata, i legali di Agnelli hanno chiesto al TAR di fissare l'udienza sul ricorso.[10]

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Fonti

  1. Il Post — 29 novembre 2021
  2. Il Post — 29 novembre 2022
  3. Sky Sport
  4. FIGC — 28 agosto 2023
  5. Fanpage.it — 19 gennaio 2024
  6. Il Fatto Quotidiano — 17 luglio 2024
  7. Il Post — 23 settembre 2025
  8. Il Fatto Quotidiano — 22 settembre 2025
  9. Sky Sport — 16 luglio 2026
  10. Calcio e Finanza — 25 luglio 2026
  11. Il Fatto Quotidiano — 6 dicembre 2023

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