Scontri del 31 gennaio 2026 a Torino per lo sgombero di Askatasuna

Aggiornato il 8 novembre 2026

Gli scontri del 31 gennaio 2026 sono i disordini avvenuti a Torino in corso Regina Margherita durante un corteo nazionale indetto contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. La manifestazione ha provocato il ferimento di oltre 100 agenti e danni per 283mila euro. L'inchiesta sui fatti ha portato all'esecuzione di 16 misure cautelari, di cui due arresti e sette collocamenti ai domiciliari, disposte nei confronti di persone indagate per i fatti avvenuti durante il corteo [1].

Il corteo e gli scontri

Il corteo, a cui avevano aderito realtà dell'antagonismo torinese e nazionale, delegati sindacali e membri della comunità islamica, era stato convocato con tre punti di concentramento (Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo) destinati a ricongiungersi verso un obiettivo non reso noto in anticipo. Durante la manifestazione si sono verificati scontri descritti dalla giudice per le indagini preliminari di Torino Giulia Caveglia come una guerriglia urbana, con uso indiscriminato di artifizi pirotecnici, lancio di oggetti contundenti e sradicamento di segnaletica stradale contro gli agenti [1]. Un agente del Reparto mobile ha riferito di essere rimasto sequestrato per dieci minuti all'interno di un mezzo durante gli scontri [1].

La pianificazione al Campus Einaudi

Secondo l'ordinanza della gip Caveglia, il corteo era stato preparato due settimane prima, il 17 gennaio 2026, in due aule del Campus Einaudi messe a disposizione dall'università su richiesta dei collettivi studenteschi. All'incontro, a cui avevano preso parte circa 750 persone, erano stati indicati i punti di concentramento del corteo e la loro successiva unione verso un obiettivo non specificato. Tra gli interventi registrati, quello di Sara Munari, figura dei collettivi di Askatasuna, che aveva parlato della necessità di «unirsi tutti insieme in difesa delle realtà sociali» [1].

Le misure cautelari

L'inchiesta, culminata nell'ordinanza della gip Giulia Caveglia, ha portato all'esecuzione di 16 misure cautelari: due persone sono state arrestate e poste in custodia cautelare in carcere, altre sette collocate ai domiciliari [1]. Tra gli arrestati, un attivista di 28 anni, Davide Frigo, è indagato per tentato omicidio in relazione al rischio corso dall'agente del Reparto mobile rimasto bloccato nel mezzo; l'altro arrestato è un uomo di 35 anni, Mattia De Brasi. Sara Munari è stata posta ai domiciliari nell'ambito dello stesso procedimento [1].

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Fonti

  1. TorinoCronaca — 2026-11-05

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