Premio Pavese 2026

Aggiornato il 4 novembre 2026

Il Premio Pavese 2026, 43ª edizione del riconoscimento promosso dalla Fondazione Cesare Pavese e dal Comune di Santo Stefano Belbo, con il sostegno di Regione Piemonte, Fondazione CRC e Fondazione CRT, viene assegnato nei giorni precedenti al 4 novembre 2026, data in cui ne vengono annunciati i vincitori [1]. La cerimonia di consegna si tiene sabato 14 novembre 2026 alle ore 17 presso la Chiesa dei SS. Giacomo e Cristoforo a Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo [1].

La giuria e la cerimonia

L'evento è condotto da Giulio Graglia e prevede un dialogo tra i premiati e la giuria, presieduta da Alberto Sinigaglia e composta da Gian Arturo Ferrari, Giulia Boringhieri, Chiara Fenoglio, Claudio Marazzini, Carlo Ossola e Pierluigi Vaccaneo [1].

I premiati

Il Premio Pavese 2026 per la saggistica è assegnato a Massimo Cacciari, professore emerito di filosofia all'Università San Raffaele di Milano e socio nazionale dell'Accademia dei Lincei. La motivazione sottolinea come Cacciari abbia "fatto dei greci, del destino e della parola come soglia il centro della propria ricerca: gli stessi luoghi in cui Pavese, nei Dialoghi con Leucò, ha cercato la sua verità più difficile" [1]. Tra le opere citate figurano la tetralogia composta da Dell'Inizio (1990), Della cosa ultima (2004), Labirinto filosofico (2014) e Metafisica concreta (2023), edite da Adelphi, oltre a Hamletica (2009, riedita nel 2026), Van Gogh (Morcelliana) e Kaos, scritto con Roberto Esposito (Il Mulino) [1].

Il premio per l'editoria va a Sandro Ferri e Sandra Ozzola, fondatori nel 1979 delle Edizioni E/O e nel 2005 di Europa Editions, con sedi a New York e Londra. La motivazione definisce la storia della casa editrice "quella che assomiglia di più a una favola a lieto fine" tra le vicende editoriali italiane, osservando che E/O "deriva la sua coerenza dall'essere basata solo sul gusto dell'editore" [1].

Per il secondo anno consecutivo il Premio Pavese poesia è assegnato a una regista, Giovanna Gagliardo, collaboratrice di testate come «Il Giorno», «Il Messaggero», «La Repubblica» e «L'Espresso». La motivazione riconosce nella sua opera una "solitudine divenuta parabola di coscienza e silenzio, non perdita ma consapevole itinerario verso il fondo dell'essere" [1]. Nel cinema Gagliardo ha esordito come soggettista e co-sceneggiatrice de L'amica di Alberto Lattuada; insieme a Raffaele La Capria e Nelo Risi ha scritto Una stagione all'inferno, film ispirato alla vita africana di Arthur Rimbaud, ed è stata collaboratrice e assistente alla regia del cineasta ungherese Miklós Jancsó, firmando le sceneggiature di tutti i suoi film italiani [1].

Fonti

  1. Cuneo24 — 4 novembre 2026

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