Casa Fonte (Cuorgnè)
Casa Fonte è il nome che dal 7 ottobre 2026 identifica la villa di via Salgari a Cuorgnè, nel Canavese, un immobile confiscato alla 'ndrangheta e destinato a un centro per il «dopo di noi» rivolto a persone diversamente abili prive di sostegno familiare. La struttura è intitolata a Renata Fonte, vittima innocente di mafia.[1][2]
Storia e confisca
La villa era appartenuta a Giovanni Iaria, esponente della 'ndrangheta attiva in Canavese. L'immobile fu sequestrato e, dopo un lungo iter giudiziario, confiscato in via definitiva nell'ambito dell'operazione Minotauro, l'inchiesta del 2011 che portò alla luce le articolazioni della 'ndrangheta presenti in questo territorio.[1]
Dopo il sequestro, la villa è rimasta per anni abbandonata, prima di essere assegnata al Comune di Cuorgnè. L'assegnazione della struttura ha richiesto quattro tentativi di bando andati deserti, superati grazie alla collaborazione tra Comune, Stato e Regione Piemonte.[1]
I lavori e l'intitolazione
Nei mesi precedenti alla cerimonia, Libera, il Comune di Cuorgnè e numerose associazioni hanno condotto lavori di ripristino dell'edificio. Il nome «Casa Fonte» è stato scelto tramite un concorso rivolto a studenti e cittadinanza, concluso nel maggio 2026 con la selezione della proposta presentata da un gruppo di studenti della classe 3 A dell'Istituto comprensivo 25 Aprile–Faccio, indirizzo turismo.[2]
La cerimonia di intitolazione si è svolta il 7 ottobre 2026 con la partecipazione di don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, e di Sabrina Matrangola, figlia di Renata Fonte, che ha scoperto la targa sul cancello della villa. Hanno presenziato inoltre l'assessore regionale ai beni confiscati Maurizio Marrone, il prefetto di Torino Donato Cafagna, il questore di Torino Massimo Gambino, rappresentanti di Carabinieri e Guardia di Finanza e la sindaca di Cuorgnè Giovanna Cresto, che ha definito la giornata «storica per la nostra città».[1][2]
Destinazione d'uso
La gestione della struttura è affidata all'associazione Mastropietro, che ha partecipato al bando di assegnazione insieme ad altri soggetti del territorio tra cui l'ASL TO4, il CISS 38 e la Fondazione Ruffini. L'edificio è destinato a diventare un centro dedicato al «dopo di noi», per l'inclusione sociale di persone diversamente abili prive di sostegno familiare.[1][2]
Articoli collegati: Intitolazione a Renata Fonte di una villa confiscata alla 'ndrangheta a Cuorgnè (ottobre 2026)
Fonti
- La Stampa — 2026-10-07
- Obiettivo News — 2026-10-09