Palazzo del Lavoro
Il Palazzo del Lavoro è il padiglione costruito per l'Esposizione internazionale del Lavoro di Italia '61, nell'area tra via Ventimiglia, corso Maroncelli e corso Unità d'Italia, dentro il parco Italia '61; progettato da Pier Luigi Nervi con Antonio Nervi e Gio Ponti, è vincolato dalla Soprintendenza.[1][2]
Il progetto
Il concorso fu bandito nel luglio 1959 per un padiglione di 47.000 metri quadrati; i lavori, eseguiti dall'impresa Nervi & Bartoli con l'ingegnere Gino Covre per le strutture metalliche, durarono dal febbraio al dicembre 1960.[1] La pianta è un quadrato di 158 metri di lato, alto 26 metri secondo MuseoTorino e circa 25 secondo la scheda di Cassa Depositi e Prestiti; la copertura è fatta di sedici moduli «a ombrello» indipendenti di 40 metri di lato, ciascuno su un pilastro centrale rastremato con travi d'acciaio radiali, e le facciate sono pareti di vetro con frangisole.[1][2] Le fonti danno superfici diverse — 47.000, 43.000 o 25.000 metri quadrati — probabilmente perché misurano cose diverse.[1][2][3] Durante Italia '61 vi esposero ventitré nazioni.[4]
Dopo il 1961
Dopo l'esposizione vi ebbe sede il Centro internazionale di formazione dell'Ufficio internazionale del lavoro; secondo MuseoTorino l'edificio fu abbandonato verso la metà degli anni Settanta, mentre fonti più recenti parlano di «circa 13 anni» o di «oltre vent'anni» di abbandono.[1][5][6] Nel 2007 lo Stato avviò la dismissione e partì un progetto di centro commerciale, contestato da comitati e ambientalisti, affidato alla società Pentagramma Piemonte, metà di CDP Immobiliare e metà di Gefim; nel 2020 CDP rilevò le quote di Gefim e ne è oggi l'unica proprietaria.[7][2] Nell'agosto 2015 un incendio danneggiò l'edificio.[1]
Il recupero
Nel 2022 una variante urbanistica del Consiglio comunale ha ammesso funzioni commerciali, terziarie, sanitarie e di servizio; nessuno scenario si è realizzato.[7] Il 20 settembre 2023 la Commissione urbanistica ha visitato il palazzo con CDP: erano state fatte le verifiche di stabilità e una parte della facciata era stata ridipinta nei due toni di grigio originali.[8] Nell'aprile 2026 CDP aveva rifatto le coperture e messo in sicurezza l'edificio con la Soprintendenza, e la proprietà ha rinunciato al centro commerciale, ma un progetto alternativo non esiste; tra le ipotesi discusse ci sono un museo, un parcheggio multipiano e una sala convegni da cinquemila posti.[9] Il 7 aprile 2026 il sindaco Stefano Lo Russo ha detto che il palazzo «non sarà un centro commerciale» e che la situazione internazionale complica gli investimenti; voci di un interesse dal Qatar, riferite da consiglieri di circoscrizione nel 2025, non sono state confermate dall'assessore all'urbanistica.[10][7][9]
Articoli collegati: Italia '61
Pagine che rimandano qui
Fonti
- MuseoTorino
- Cassa Depositi e Prestiti
- Biblioteche civiche torinesi
- Torino Oggi — 20 settembre 2026
- Torino Oggi — 4 febbraio 2025
- Consiglio comunale di Torino — 19 marzo 2026
- Torino Oggi — 11 giugno 2025
- CittAgorà, Consiglio comunale di Torino — 21 settembre 2023
- Torino Oggi — 3 aprile 2026
- Torino Oggi — 7 aprile 2026