Odg sul neologismo «atèfano» in Consiglio regionale
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Il 4 novembre 2026 il Consiglio regionale del Piemonte approva a maggioranza un ordine del giorno a prima firma del consigliere Franco Graglia (Forza Italia) per promuovere la diffusione del neologismo «atèfano». Il termine indica letteralmente «colui che è privato del proprio figlio», per analogia linguistica un «orfano di figlio», e intende colmare un vuoto lessicale della lingua italiana, che non dispone di una parola specifica per definire la condizione dei genitori che hanno perso un figlio. [1][2]
Origine del termine
Il neologismo è stato coniato dall'Associazione di Promozione Sociale «Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini APS». La parola nasce dalla crasi di tre elementi greci: il prefisso privativo «à-», la radice «té-» derivata da «téknon» (figlio), che esprime affetto e legame, e il suffisso «-fano», proveniente da «orphanòs» (privo, mancante, orfano). [1][2]
Il contenuto dell'ordine del giorno
Con l'atto di indirizzo il Consiglio regionale impegna la Giunta a promuovere e diffondere il termine «atèfano» e a farsi portavoce dell'istanza presso il Governo e le istituzioni nazionali, al fine di favorirne il riconoscimento formale e la diffusione uniforme su tutto il territorio italiano. L'iniziativa era partita in precedenza dalla Regione Liguria, che aveva già accolto la proposta dell'associazione intitolata a Rachele Franchelli. [1][2]
Le dichiarazioni
Il proponente Franco Graglia ha dichiarato: «Con questo Odg abbiamo voluto dare attenzione alle persone colpite da uno degli eventi più traumatici che si possano immaginare. Dare un nome al loro dolore significa renderle visibili, con l'auspicio che sempre più istituzioni facciano propria questa sensibilità e con l'obiettivo finale di garantire loro delle tutele». [1][2]
Il consigliere Alberto Unia (Movimento 5 Stelle) è intervenuto a sostegno della proposta, affermando: «Quando si è toccati da una tragedia di questo tipo, è giusto che le persone che sentono l'esigenza di essere definite con un termine vengano riconosciute». [1][2]
I promotori della sensibilizzazione in Piemonte
Tra i cittadini piemontesi che avevano espresso la necessità di un riconoscimento linguistico della condizione di chi ha perso un figlio figurano lo scrittore Franco Zanet, ex dirigente scolastico dell'I.I.S. Norberto Bobbio di Carignano, e la moglie Brunella Margotta, ex dirigente scolastica dell'Istituto professionale Velso Mucci di Bra. [1][2]
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Fonti
- L'Agenda News — 4 novembre 2026
- Il Torinese — 4 novembre 2026