Maratona di trapianti di fegato alle Molinette (30-31 ottobre 2026)
Data dell’evento:
Tra le ore 8 del mattino di venerdì 30 ottobre 2026 e le ore 20 di sabato 31 ottobre, il blocco operatorio del Centro Trapianto Fegato dell'ospedale Molinette, struttura della Città della Salute e della Scienza di Torino, resta ininterrottamente impegnato per 36 ore in una sequenza di cinque trapianti di fegato, a cura dell'équipe medico-chirurgica diretta dal professor Renato Romagnoli. Due dei cinque interventi vengono eseguiti con la tecnica split, che divide il fegato di un donatore deceduto in due parti per trapiantare due pazienti, un bambino e un'adulta [1][2].
Il trapianto combinato
La sequenza comincia al mattino di venerdì 30 ottobre con una donna di 44 anni, residente in Liguria, affetta da policistosi epato-renale e in attesa da oltre tre anni di un trapianto combinato di fegato e rene. La disponibilità di un donatore compatibile per entrambi gli organi in una regione limitrofa rende possibile l'intervento. Dopo la rimozione del fegato policistico malato, del peso di oltre 10 chilogrammi, il professor Romagnoli e la sua équipe impiantano il fegato donato. Per l'impatto clinico della procedura epatica, il Direttore del programma trapianto di rene professor Luigi Biancone e la chirurga vascolare dottoressa Claudia Melloni decidono, in accordo con Romagnoli, di posporre alla giornata seguente l'impianto del rene dello stesso donatore, nelle sale operatorie della Chirurgia Vascolare delle Molinette. Questa modalità, detta trapianto combinato differito, è resa possibile dall'impiego di macchine da perfusione d'organo ex situ, che permettono una prolungata preservazione degli organi dopo il prelievo [1][2].
La tecnica split per il bambino e la donna di 62 anni
Nel primo pomeriggio di venerdì 30 ottobre rientra a Torino l'équipe di chirurghi che era volata in una regione del Sud Italia per prelevare il fegato di un donatore adulto compatibile con un bambino torinese di 22 mesi, affetto da epatoblastoma, una rara forma di tumore maligno del fegato. Il bambino, già sottoposto a cicli di chemioterapia presso l'Oncoematologia pediatrica dell'ospedale Infantile Regina Margherita diretta dalla professoressa Franca Fagioli, si trova nella breve finestra di trapiantabilità resa possibile dalla risposta ai trattamenti oncologici. Per il divario dimensionale tra il fegato del donatore adulto e quello del bambino, Romagnoli applica la tecnica split, dividendo su banco, durante una perfusione ipotermica ossigenata, il fegato del donatore in due parti. La parte sinistra, più piccola, viene impiantata per prima nel ricevente, del peso di 13 chilogrammi. La parte destra, più grande, resta in perfusione ex situ per altre tre ore, il tempo necessario a preparare la terza ricevente della giornata, una donna di 62 anni del torinese, affetta da cirrosi epatica post-epatite C complicata da epatocarcinoma, anch'essa nella finestra di trapiantabilità dopo una risposta favorevole a un protocollo di immunoterapia [1][2].
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Fonti
- La Stampa — 2026-11-05
- TorinoOggi — 2026-11-05