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Caso del minimarket di Borgo Vittoria

Aggiornato il 3 ottobre 2026

Il caso del minimarket di Borgo Vittoria riguarda un procedimento penale avviato a Torino dopo la denuncia di una violenza sessuale avvenuta il 28 agosto 2026 in un negozio del quartiere. Un cassiere di 42 anni è indagato per abusi sessuali su una tredicenne e su una quarantenne, episodi che avrebbero fatto seguito a toccamenti indesiderati nel corso di un'operazione di pagamento al banco.

I fatti denunciati

La famiglia della tredicenne ha sporto denuncia dopo che la ragazza, entrata nel minimarket per acquistare bibite, al momento di pagare avrebbe subìto toccamenti non consensuali che l'hanno fatta sentire "disgustata". Dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, consegnate agli inquirenti dallo stesso indagato, è emersa anche una precedente molestia ai danni di una quarantenne, che risulta non avere sporto denuncia.[1]

Fermo, scarcerazione e riesame

Dopo i fatti, un giudice non ha convalidato il fermo del cassiere, che è stato scarcerato con obbligo di firma tre giorni dopo essere stato portato alla casa circondariale Lorusso e Cutugno, suscitando polemiche. Il tribunale del riesame di Torino ha successivamente disposto la custodia cautelare in carcere per l'indagato, ritenendo necessaria la misura inframuraria in assenza, a suo giudizio, di un domicilio idoneo per i domiciliari. Il provvedimento del riesame non è immediatamente esecutivo e, al momento del ricorso, l'uomo non si trova in carcere.[1]

Il ricorso in Cassazione

Il 25 settembre 2026, ultimo giorno utile, la difesa dell'indagato, guidata dall'avvocata Francesca D'Urzo, ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del riesame, lamentando un "vizio motivazionale" e "l'omissione di qualsiasi valutazione su un dato decisivo". Il ricorso contesta in particolare la valutazione sull'assenza di un domicilio idoneo, sostenendo che l'uomo abbia disponibilità di un'abitazione a Torino pur senza un regolare contratto d'affitto, e la mancata valutazione della gravità del fatto rispetto ai postumi psicotraumatici della persona offesa, elemento rilevante per l'eventuale riconoscimento dell'attenuante della minore gravità.[1]

Il tribunale del riesame aveva già rilevato che alcuni parametri del fatto si attestano su soglie di bassa gravità, ma aveva giudicato prematuro riconoscere l'attenuante in attesa della conclusione delle indagini, anche in relazione allo stato di shock riferito dalla vittima. La Corte di Cassazione ha trenta giorni di tempo per decidere sul ricorso: se lo accoglierà potrà stabilire autonomamente una misura cautelare, anche nulla, oppure rinviare il caso al tribunale del riesame; se lo respingerà, l'indagato dovrà fare ingresso in carcere.[1]

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Fonti

  1. TorinoToday — 26 settembre 2026

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