Richiesta di risarcimento dell'Avvocatura dello Stato a cinque attivisti No Tav (ottobre 2026)

Aggiornato il 13 ottobre 2026

L'Avvocatura dello Stato cita in giudizio cinque tra attivisti e simpatizzanti No Tav, alcuni riconducibili all'area antagonista, chiedendo un risarcimento complessivo di circa 250mila euro per gli scontri con le forze dell'ordine avvenuti in Valle di Susa nel dicembre 2011 durante una manifestazione contro l'alta velocità [1][2].

Il procedimento

In sede penale i cinque erano già stati condannati con sentenza definitiva a pene inferiori ai due anni, con il beneficio della condizionale; i giudici avevano tuttavia riconosciuto alle parti civili il diritto di richiedere un risarcimento, dando il via all'azione promossa davanti al tribunale civile di Torino per conto dei ministeri dell'Interno e della Difesa [1][2].

Tra le voci di spesa presentate dall'Avvocatura figurano 200mila euro a titolo di danno all'immagine per le istituzioni coinvolte, il ristoro dei costi per l'impiego straordinario delle forze dell'ordine e il rimborso delle spese per le attività di indagine [1][2].

La difesa

I cinque attivisti sono assistiti dagli avvocati Danilo Ghia, Domenico Fragapane, Emanuele D'Amico e Stefano Bertone, che contestano la fondatezza delle pretese economiche, in particolare sulla richiesta per il danno d'immagine, di cui — secondo la tesi difensiva — non sarebbe chiaro in cosa consisterebbe concretamente il pregiudizio subito dai ministeri [1][2].

Fonti

  1. ANSA Piemonte — 7 ottobre 2026
  2. Quotidiano Piemontese — 7 ottobre 2026

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